Lettera aperta ad Elisabetta Franchi: donne, carriera, famiglia. Si può?

di Silvia D’Apice

Cara Elisabetta Franchi…

Certe notizie te le aspetti. Certi articoli li leggi per curiosità ma alla fine sai cosa trovarci dentro.
Certi articoli sono prevedibili come il ragù della domenica a casa della nonna. 

Altri invece ti lasciano di stucco, perché non solo arrivano quando meno te lo aspetti, ma ti lasciano un amaro in bocca e una tristezza addosso, tanto che l’unica cosa che pensi è: perché?

Ho letto l’intervento di Elisabetta Franchi per caso e, dopo una settimana a rimuginarci ho deciso di scrivere a riguardo.

Non sono un’appassionata di moda, sono però una donna con un contratto determinato, in “età da marito”, come si direbbe in un romanzo d’epoca, e la voglia di mettere su famiglia. 

Elisabetta Franchi, posso dire che sei un’ipocrita?

Ho letto la tua storia, molto bella e commovente, che stride con quanto hai detto al tuo ultimo intervento riguardante le donne ed il lavoro. 

Parli di come hai cercato di trovare un compromesso tra il lavoro e la vita privata, godendo di più della compagnia dei tuoi figli, ma poi dici che preferisci donne che non vogliono o possono rimanere incinte. 

Racconti di come tuo marito era completamente assorbito dal lavoro e di come ti sei accorta che la vita è fatta anche di giochi, di famiglia e di passione. 

Poi ti contraddici.

Vuoi al tuo fianco lavoratori h24: come se un uomo possa rinunciare alla vita privata.

Anche gli uomini diventano padri a una certa età ed anche loro amano passare del tempo con i propri figli.

Parli di come per lavorare una donna debba fare sacrifici perchè è così.

Basta.

Lo Stato, perché è sempre facile dare la colpa a “quello più grosso”, non da abbastanza aiuti e supporto e quindi imprenditori come te sono costretti a fare la scelta più ovvia, o almeno la più facile. 

Ma da te, cara Elisabetta Franchi, che sei stata nominata Cavaliere della Repubblica, Imprenditrice dell’anno 2021, CEO di un’azienda da più di 120 milioni di ricavi l’anno, mi aspettavo di più

Tu sei una donna, sei madre e sei giovane. Mi aspetto che proprio tu possa ispirare ed educare gli imprenditori di oggi, per dare un’opportunità alle donne come te e come me, che, si spera, con questa opportunità possano creare una generazione di donne lavoratrici e imprenditrici con dignità e rispetto per se stesse. 

Col tuo intervento hai portato alla luce del sole l’elefante nella stanza che in ogni colloquio di lavoro, contratto e rapporto c’è ma resta invisibile nell’angolino.

Hai messo in luce un problema, chapeau, ma con il potere che hai, potresti fare di più. Avresti potuto parlare dell’impegno che metti per far sì che le tue impiegate, non solo non abbiano paura di crearsi una famiglia, ma che si sentano in famiglia anche a lavoro.

Nel nostro paese le aziende che offrono anche dei nidi aziendali sono praticamente inesistenti.

Già immagino la tua obiezione, che la burocrazia dei nidi è lunga, soprattutto in ambito aziendale.

E allora avresti potuto parlare di convenzioni con gli asili, in maniera tale che lavorare per te porti vantaggio a te, che assumi donne competenti e a loro, che sanno di lavorare per una persona intelligente ma soprattutto progressista. 

Io non sono nessuno, sono una semplice impiegata che non sa se l’anno prossimo avrà un lavoro. 

Sono un’impiegata fidanzata che l’anno prossimo vorrebbe sposarsi, comprare casa ed avere dei figli, magari anche un cane. 

Mi è stata fatta una domanda, qualche tempo fa, in merito al mio lavoro. 

Magari l’hai fatta anche tu alle tue dipendenti: “Ma tu tieni di più al lavoro o alla famiglia?

Oggi, consapevole del mio valore come lavoratrice e consapevole che le scelte hanno ripercussioni sul futuro rispondo: sono due ambiti che non devono andare in contrasto.

Dò valore alla mia vita privata, come al mio lavoro. Non posso vivere senza l’uno o senza l’altro.

Io mi definisco con l’equilibrio che mi porta a svolgere i miei compiti con serenità in tutti i momenti della giornata.

Questo mi permette di essere la cosa che per me ha più importanza: felice.

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