Simone: grafico, viaggiatore ed esploratore di luoghi abbandonati di seconda generazione

Ripartiamo dagli Urbexer: interviste agli Urbexer Italiani

Oggi, per l’appuntamento con la Rubrica “Ripartiamo dagli Urbexer”, in cui intervisto Urbexer italiani per capire e raccontare cosa spinge chi ama l’Urbex ad esplorare luoghi abbandonati su tutto il territorio nazionale, vi propongo una intervista molto bella a Simone, che possiamo definire un Urbexer di seconda generazione.

Il perché ce lo racconta direttamente lui!

Buongiorno Simone, cominciamo con le presentazioni, che ne dici?

Ciao Giuseppe, grazie di questa opportunità.

Mi chiamo Simone e sono toscano, abito nelle vicinanze di Pisa.
Nella vita di tutti i giorni mi occupo di grafica, orientata in particolare verso l’editoria.
Sono appassionato di viaggi, natura, fotografia, cinema, cucina ed escursionismo.

Da sempre sono affascinato dai luoghi abbandonati, amo visitarli e fotografarli, documentarli.
Nel tempo libero mi dedico principalmente all’esplorazione di questi luoghi, creo contenuti e scrivo articoli.

Insieme a un amico gestisco il sito www.sottolapolvere.it dove periodicamente pubblichiamo storie e reportage fotografici su alcuni luoghi abbandonati. Il nostro intento è dare una voce a qui luoghi che non ne hanno più, raccontare le loro storie.
Curo anche la pagina Instagram personale “SOTTO LA POLVERE” dove pubblico alcuni degli scatti realizzati nei luoghi abbandonati.

Simone, da quanto tempo ti dedichi all’Urbex e come ti sei avvicinato all’esplorazione di luoghi abbandonati?

Il primo approccio è stato quando ero bambino. Ho avuto dei genitori alternativi! Anziché portarmi al parco giochi mi portavano a esplorare una villa abbandonata vicino casa dei miei nonni (evviva gli anni ’80, senza smartphone, Play Station e Xbox!). Era una villa enorme.
Ricordo vividamente l’emozione che provavo scavalcando la finestra, i libri antichi, i mobili in penombra, la polvere, le ragnatele. A quell’età tutto sembra incantato.

Quello è stato il mio inconsapevole battesimo all’Urbex, solo che al tempo la parola Urbex non esisteva, semplicemente “si andava a vedere i posti abbandonati”.

Poi son passati gli anni, ma la curiosità e l’attrazione verso quei luoghi me la sono portata dietro tutta la vita.
Ogni volta che trovavo un rudere, una fabbrica dismessa, sentivo il desiderio irrefrenabile di entrare per vedere cosa nascondesse. Sono sempre stato attratto dal mistero.

Da un paio d’anni a questa parte ho scoperto che questa pratica si chiama appunto “Urbex” (urban exploration), e mi si è aperto un mondo più vasto e affascinante di quanto immaginassi!
L’avvento di Internet, dei social, ha stravolto le regole, in bene e in male, rendendo l’informazione più “a portata di mano”.
Mi sono lasciato trasportare dalla curiosità, dedicandomi alla ricerca dei luoghi, ho conosciuto altre persone che condividevano la mia stessa passione ed è iniziato un viaggio che mi ha portato in giro per tutta Italia e non solo, a caccia di luoghi abbandonati.

È stato un flusso, un susseguirsi di cose. Un’esperienza forte e straordinaria.

Come hai detto tu, la parola “Urbex” si riferisce all’esplorazione di luoghi abbandonati, ma cosa rappresenta l’Urbex per te?

Per me è un bisogno, una necessità, un momento di distacco completo dal mondo e dai problemi della vita. È spezzare la catena della routine.
In questi luoghi ritrovo la pace, lontano dal chiacchiericcio e dal caos dell’esistenza, soprattutto in questo schiacciante periodo storico che tutti noi stiamo attraversando.
Chi ha una passione che gli consente di tenersi mentalmente e fisicamente attivo, è davvero fortunato.
Non riuscirei a farne a meno. Dopo una giornata di esplorazione ho un senso di benessere che mi accompagna a lungo.
Potrei paragonarlo a uno sport (anche estremo a tratti): raggiungere un luogo e accedere non è sempre una passeggiata, a volte si fa una fatica immensa e chi lo pratica lo sa benissimo.

Come in ogni cosa ci sono dei rischi. Occorre tenere sempre alta la soglia dell’attenzione, sapere quando è il momento di fermarsi e rinunciare.
Ma è un modo per stare a contatto con la natura, scoprire il territorio, e al contempo tenersi mentalmente attivi (mi riferisco a tutta la parte di ricerca che c’è dietro, o alla creazione di contenuti per chi come me e te, gestisce un sito o una pagina, scrive articoli o scatta fotografie) e di vedere luoghi insoliti altrimenti non visitabili, arricchendo il proprio bagaglio culturale. In un certo senso si viaggia nel tempo! Si torna bambini. E la scarica di adrenalina è indescrivibile.

Come ti occupi di tutto quello che viene prima dell’esplorazione, ovvero la ricerca dei posti abbandonati da andare a visitare?

Il metodo non è uguale per tutti, credo che ognuno abbia i sui espedienti di ricerca e le sue fonti.
Posso dirti come avviene per me.
Io faccio davvero molta ricerca, nel senso che i posti mi piace cercarli in maniera autonoma e raramente chiedo coordinate a meno che non si tratti di un posto che mi interessa particolarmente e non riesco a trovare.
Google è sicuramente l’amico più fedele di ogni esploratore, Maps permette di individuare potenziali luoghi abbandonati agevolmente, soprattutto se si ha un occhio allenato, poi occorre andare a verificare che effettivamente lo siano.
Molti luoghi mi vengono segnalati e poi vado a verificare (ho dei collaboratori straordinari!).

Nel corso degli anni mi sono creato una mappa personale con migliaia di spots sia ipotetici che verificati la quale mi permette di essere autonomo, senza bisogno di far parte di gruppi di condivisione.

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Faccio molta ricerca storica, studio nomi, alberi genealogici, documenti, articoli di giornale e tutto ciò che possa aiutarmi a individuare un luogo d’interesse.

Intorno a noi è pieno di abbandoni. A volte basta semplicemente osservare. Mi è sempre piaciuto fare indagini e ricerche. Io penso che il vero Urbex sia proprio questo: ricerca e avventura.

Sono pienamente d’accordo con te!
Una volta stabilito dove andrai, come ti prepari all’esplorazione di un nuovo posto abbandonato?

Cerco sempre di documentarmi il più possibile sul luogo che vado a esplorare: più informazioni si hanno più si è coscienti di ciò che ci aspetta e pronti a ogni eventualità.

Penso sia bello fare una ricerca preliminare e documentarsi sulla storia del luogo, altrimenti rimane solo un’esplorazione fine a sé stessa, un luogo come tanti.
Raccogliendo informazioni ci si avvicina a quel luogo con più interesse e rispetto, consapevoli della sua valenza storica, di chi lo ha abitato, del suo scopo o utilizzo in quel particolare contesto. Si stabilisce un legame.

E poi il resto viene da sé: zaino, abbigliamento adeguato, scarpe da trekking, mascherine FFP3 (sono importanti ragazzi! Le muffe e le particelle tossiche possono essere devastanti!), batterie, macchina fotografica, cavalletto, luce a led, action cam, bastoncini da trekking, pranzo al sacco, acqua, sveglia presto, navigatore e via! Verso nuove avventure!

Qual è il luogo abbandonato più bello che tu abbia visitato?

Difficile scegliere un luogo dopo centinaia di esplorazioni.
Indubbiamente i luoghi che mi sono rimasti nel cuore più di tutti sono quelli trovati per caso, con fatica e ricerca.
Quando ti danno le coordinate si perde un po’ il senso della scoperta, della conquista.
Si tratta di luoghi straordinari a prescindere, ma l’emozione di trovare un posto inesplorato, o visitato solo da pochissimi, dove tutto è ancora intatto, è impagabile. Sembra di entrare in una capsula del tempo.
Questo per me è il vero Urbex: la ricerca dei luoghi.
Io e il mio compagno di avventure Alessandro, insieme al quale gestiamo il sito www.sottolapolvere.it, abbiamo avuto la fortuna di scoprirne alcuni e l’emozione è stata infinita.

Amo tutti i luoghi a prescindere, dal palazzo pieno di oggetti e mobili antichi al rudere più marcio e fatiscente.
Ognuno di questi luoghi ha qualcosa da raccontare.

Tra i posti noti uno che mi ha emozionato particolarmente è stato il famoso ristorante con gli aerei. Quando abbiamo avuto modo di visitarlo non c’era ancora tutto il via vai che c’è stato dopo ed era perfettamente intatto, un luogo meraviglioso.
Purtroppo alla fine è stato individuato da ragazzini e vandali e oggi risulta gravemente vandalizzato.

A proposito di questo: cosa pensi della discussione tra chi vuole condividere le location e chi crede che non debbano essere diffuse?

Finalmente una domanda scomoda! Scherzo, in realtà affronto volentieri l’argomento e lo farò in maniera molto obiettiva. Più volte ho preso posizione e non ho problemi a dire la mia, ho avuto vari confronti con chi la pensa diversamente. Io credo che il vero Urbex si basi sulla ricerca più che sullo scambio. L’Urbex è sacrificio, fatica, tentativi andati male, fallimenti. Poi arrivano anche i successi, le scoperte.
Prendo dieci posti e vado a verificarli. Nove vanno male, uno va bene. È matematico.
Chi non è disposto a rischiare e a fare sacrifici cambi hobby!
Noi abbiamo pochissimi fidati, si contano su una mano. Il resto è frutto di nostri sforzi e ricerche.

Siamo convinti che la mercificazione delle coordinate e lo scambio nei gruppi di mappatura, non facciano bene al panorama Urbex.
Abbiamo visto troppe locations depredate e vandalizzate nel giro di pochi giorni.
Lo scambio sfrenato di coordinate porta all’assalto delle locations, è inevitabile.
Abbiamo il dovere di preservarle per quanto possibile.
Questi luoghi meritano rispetto, non ci appartengono.
Condividere le coordinate in gruppi di centinaia di utenti significa far sì che decine di persone (non tutte benintenzionate) si rechino lì senza alcun coordinamento, magari a gruppi di 7-8 che inevitabilmente insospettiscono la gente del posto.
Questo porta i luoghi alla chiusura.

L’Urbex non può e non deve essere né spettacolarizzazione né turismo di massa, dovrebbe restare una pratica di nicchia.
Queste locations non sono figurine da scambiare, spesso sono luoghi di un certo valore storico, fragilissimi, fermi lì da decenni che vengono bruciati in un attimo.
Vivere di scambi annulla l’esperienza della ricerca, che è il vero spirito dell’Urbex.
Dunque, condivisione sì, ma con pochi selezionatissimi fidati.

Simone, ti sei mai trovato in una situazione che non avevi previsto esplorando un luogo abbandonato? E come hai reagito?

A chi non è capitato!

Noi siamo sempre molto cauti e attenti, entriamo solo se siamo sicuri che il posto è realmente abbandonato, ma gli imprevisti capitano!

Un paio di volte abbiamo trovato occupanti abusivi all’interno delle strutture. Ci siamo trovati faccia a faccia ma divisi da un pavimento crollato.
Siamo rimasti pietrificati ma penso che loro abbiano avuto più paura di noi.
Mi metto nei loro panni… ci vedono entrare con macchine fotografiche e attrezzatura, potrebbero pensare che siamo giornalisti o qualcosa del genere, e si spaventano, al posto loro mi spaventerei anch’io!
Brutti episodi per fortuna non ce ne sono capitati.

Un episodio da dimenticare è stato quando siamo rimasti chiusi e bloccati all’interno di un edificio. La porta si era incastrata e non c’erano altre uscite! Credo di aver avuto un attacco di panico, sono stati minuti interminabili. Ho perso tre anni di vita!

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Tutto sommato, come dicevamo all’inizio, dei rischi ci sono in effetti ed è anche questa adrenalina che rende l’Urbex ancora più emozionante.
Alla luce anche di questo, quali consigli daresti a chi si vuole approcciare all’Urbex per la prima volta?

Imparate fin da subito a essere vigili e prudenti: non fidatevi troppo delle strutture pericolanti, soprattutto delle scale e dei pavimenti.

Mi arrivano decine di richiesta alla settimana per sapere dove si trovano i luoghi. Ma anche richieste di consigli su come trovarli.
Partite dai posti vicino casa, studiatevi la mappa e individuate i luoghi di interesse. Cercate ad esempio le strutture che hanno un tetto sfondato o avvolte da vegetazione visibilmente incolta.

Andate attrezzati e fate tutto con prudenza e in sicurezza. Non pensate di arrivare e visitare subito i posti più di nicchia che vedete nelle foto.
Nell’Urbex, come in ogni cosa, si fa gavetta: ci si fa conoscere, si guadagna la fiducia degli altri e quando c’è fiducia troverete chi è disposto a darvi una mano.

Agite con onestà e cercate di essere autonomi il più possibile. Un errore che vedo spesso fare da chi inizia è quello di lasciare in evidenza indizi, nomi di luoghi, targhe delle auto e quant’altro, disattenzioni che possono portare a una facile individuazione del luogo. Evitatelo.
Sappiate che c’è una caccia dietro a questi luoghi e non tutte le persone che orbitano intorno all’Urbex sono benintenzionate: rigattieri, ladri di rame, antiquari, c’è chi li cerca per farne basi da Softair o per il semplice “gusto” di vandalizzarli.
È un mondo strano, pieno di falsità, bugie, faide, inganni, restate estranei da tutto questo, fidatevi il meno possibile.
Nel vostro cammino incontrerete anche belle persone e allora sarà un’esperienza meravigliosa.

Grazie Simone di questa bellissima intervista in cui ci hai raccontato tanto di te e tanto sull’Urbex!
Invito tutti i lettori a visitare il sito di Simone www.sottolapolvere.it e a seguirlo sul suo profilo Instagram @simone_black_eyed.

Cosa ci riserverà la prossima intervista?
Buona esplorazione a tutti!

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